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Aggiornamento del 28 febbraio 2013, grazie alle info di Luciana che si è trasferita da poco a Huahine vedi:

Rieccomi per darvi qualche aggiornamento sulla nostra avventura: difficile decidersi sul da farsi visto i pochi risparmi a disposizione, abbiamo paura di investirli in qualcosa di sbagliato e quindi stiamo continuando a valutare le varie opportunità. Comunque per dare un’idea stiamo facendo i seguenti passi: il primo è tagliare al massimo le spese. Il secondo continuare a studiare tutte le idee che ci vengono in mente. Terzo chiedere informazioni a tutti quelli che incontriamo. Forse siamo riusciti a trovare una casetta privata da affittare a 300 euro al mese, spese di acqua, luce, gas, immondizie a parte (nella pensione dove siamo attualmente stiamo pagando 500 euro a parte il cibo,e siamo in due persone e due cani). Ricordate che nelle pensioni-hotel c’è una tassa di soggiorno obbligatoria da pagare di 50 franchi al giorno per persona(=circa 0,40 euro). E’ importante cercare di non togliere lavoro agli altri, possibilmente di crearne e quindi il suggerimento che diamo a tutti è di pensare di offrire qualcosa che possa aiutare anche gli altri e facendo così vi attornierete di amici. Noi abbiamo in mente varie cose e le stiamo valutando bene. Se possiamo creare lavoro anche per qualcuno di voi italo-polinesiani saremo ben felici di proporvelo!!! Per rispondere a Linda: stando bene attenti alle spese e se hai fortuna nell’affitto puoi arrivare a spendere per vivere sui 600 euro a persona al mese circa, qui a Huahine.

 

 

Ia ora na outou!


Ecco come promesso il quarto e probabilmente ultimo articolo della serie PASSI DA FARE PER TRASFERIRSI... Lo abbiamo scritto maiuscolo e ci abbiamo messo i puntini non a caso!

Molti di voi continuano a scriverci per sapere che opportunità ci sono per aprire un’attività. Non abbiamo gia’ inserito tutti i link che potete esplorare e contattare VOI STESSI?
DOVETE LANCIARVI. Se non sapete parlare o scrivere francese, come vi abbiamo gia’ suggerito é il 1º passo da fare, poi potete contattare personalmente le agenzie e qualsiasi altro ente riusciate a reperire in loco.
Lo SPIRITO DI INIZIATIVA sta alla base di qualsiasi impresa ma, soprattutto di questa...


Una piccola parentesi per il discorso casa. Aggiungiamo un link per la case in affitto disponibili nelle varie isole della Polinesia.
NOI ABBIAMO TROVATO UNA CASA IN AFFITTO CHIEDENDO  AI PASSANTI, e’ risultato vantaggiosissimo da un punto di vista economico. Ci costò una cifra ragionevole , sui 400 euro al mese, considerando che si trattava di una singola con giardino,  parzialmente ammobiliata e con 2 camere da letto. Certo l’isola di Tahaa non é  Bora Bora o Tahiti dove i prezzi erano giá allora piú cari. Inoltre la signora, che ci aveva passato il nominativo della padrona di casa, era poi nostra vicina  e avendo fatto la sua conoscenza ci procurò tanti altri utili contatti. TUTTO QUESTO L’AGENZIA NON LO FA e oltretutto  vuole anche  salate percentuali.


Quindi si torna al discorso iniziale. Cosa trasforma una persona che semplicemente ama sognare ad occhi aperti la Polinesia, in una che ci va davvero?
LO SPIRITO DI INIZIATIVA!!!

La polinesia significa un cambio di vita, se così non fosse non varrebbe assolutamente la pena andarci. Non avrebbe alcun senso farlo.
La polinesia non vi farà arricchire e non è il posto adatto per ostentare e vivere di materialismo. L'Italia va benissimo per tutto questo...e risparmiando potete anche permettervi un viaggetto in polinesia ogni anno... se quello che cercate è solo spezzare il ritmo ogni tanto dal consumismo.
Se invece non è il vostro caso, allora dovete essere disposti a cambiare, cambiare davvero... cambiare modo di vivere.

Abbiamo ricevuto un'email che ci ha fatto riflettere molto su questo argomento del "mollare tutto ed andare", anche se già sappiamo cosa significa e lo abbiamo provato sulla nostra pelle. Però valutare l'esperienza degli altri...

Questa persona è un'italiano che vive tuttora in Polinesia Francese, è un'esperienza di VITA REALMENTE VISSUTA non molto tempo fa e che speriamo permetta a tutti di fare serie riflessioni a  proposito.
Ringraziamo sentitamente questa cara persona che si è presa altruisticamente del tempo per scriverci ed informarci , in tempo reale  (visto che la nostra esperienza risale al 2003) di COSA ASPETTARCI DALLA POLINESIA  ORA!
Senz’altro aggiorneremo l’articolo se verremo a conoscenza di altri italiani che vivono lì, disponibili a trasmetterci la loro storia.

 


BUONA LETTURA E BUONA MEDITAZIONE:

 

Ia ora na,
Sono da sempre un po’ diffidente a presentarmi su internet (non so perché), per questo nel vostro blog mi sono chiamato Tamata che come forse sapete significa tentare e che rispecchia per così dire la mia personalità.
È un piacere conoscere delle persone come voi: la voglia di cambiare, inseguire il sogno di ricominciare una vita sana in un angolo beato del mondo e tentare concretamente di realizzarlo, sono cose che ci accomunano e che si possono letteralmente respirare sul vostro sito.
Mi complimento ancora per il vostro lavoro che sarebbe stato oro durante i preparativi per la mia partenza, infatti all’epoca nonostante avessi setacciato la rete e in più lingue a caccia di informazioni, avevo trovato poco o niente circa i permessi e le varie pratiche per un insediamento come si deve. Penso proprio che siate i primi al mondo a pubblicare notizie tanto utili ai polinesiadipendenti.
Tuttavia mi permetto di sollevare una questione: non è che fornendo una guida al trasferimento a portata di click si rischia di svendere quello che a mio avviso è e deve restare il sogno dei mari del sud?
Mi spiego meglio; non voglio affatto difendere, come si potrebbe pensare, il mio “orticello polinesiano” da intrusioni che renderebbero la mia posizione di raro italiano residente in pf meno “privilegiata”, al contrario, voglio difendere il Viaggio che mi ha permesso di poter restare qui a vivere ed essere felice e che auguro a tutti di sperimentare.
Il Viaggio per me è stato più emozioni e sensazioni che chilometri. Quel grave infortunio che mi ha aperto gli occhi sul senso del vivere, le mie prime letture e quei colori che sognavo ad occhi aperti, quei sorrisi e quelle voci, le onde del Pacifico che sentivo infrangersi sul recif dalla mia stanza così come il mara’amu, che soffiava sull’Italia solo per me e quel costante pensiero: Polinesia. Poi la decisione e tra una cosa e l’altra un anno di preparativi e risparmi; la ricerca di informazioni e soprattutto di contatti affidabili piuttosto infruttuosa, la messa a punto di un buon compromesso di itinerario che mi permettesse di spendere meno, visitare e cercare lavoro. Poi la preparazione meticolosa del mio fedele zaino, i saluti e incoraggiamenti dei parenti, e via … mi vedo ancora trepidante mentre chiudo la porta di casa e mi incammino verso la stazione del mio paesino.
Poi, una volta arrivato, l’ambientamento e l’inizio della ricerca sul campo con addosso qualcosa di più della speranza, delle volte mi domando se la mia non fosse fede. In fin dei conti è stato un salto nel buio; più passa il tempo, più mi guardo indietro e più sono convinto che se fossi partito con tutto l’occorrente in tasca, certo del da farsi burocratico ecc. … non avrei mai vissuto certe avventure o fatto determinate scelte o incontrato certe persone; in pratica non avrei mai ottenuto veramente quello che cercavo.
Stiamo parlando del padre di tutti i viaggi, non di un semplice trasloco. Se forniamo una guida passo passo a chiunque, c’è da aspettarsi che chiunque venga a vivere in Polinesia … e si sa, il paradiso non è un posto per chiunque, bisogna meritarlo.
Temo che possa diventare una pura questione di soldi e allora ci ritroveremo con le stesse magagne del vecchio mondo che stiamo così intensamente cercando di fuggire trasferendoci su queste isole. Si potrebbe dire: facile, tu ci sei riuscito, sei dall’altra parte, ma per tutti gli altri che sognano di venire lì? Io rispondo: se lo si vuole davvero ce la si fa! La fortuna premia gli audaci. Bisogna sudarsela la Polinesia altrimenti, una volta insediati, potremmo restare delusi perché quella che avremo raggiunto sarà una polinesia con la p minuscola. Conosco francesi che dopo aver organizzato dalla Francia passo passo il trasferimento (che per loro è molto più facile) sono restati solo qualche mese…
Trovo che la Polinesia sia più una questione interiore - spirituale che materiale: se siamo spinti dalla pura idea in sé e non dal semplice stereotipo della sabbia bianca e del cocktail con l’ombrellino, prima o poi si riuscirà a restare. Dato che stiamo vivendo il medesimo sogno, sono certo che capirete il mio pensiero e che non lo interpreterete come un voler polemizzare riguardo al vostro sito, tutt’altro, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
Mi permetto comunque di dare alcuni consigli per gli utenti del vostro sito: - Trasferendosi qui non si diventa ricchi in denaro: sia se si dispone di un enorme budget da investire sia, tantomeno, se si dispone delle poche migliaia di euro necessari quantomeno per guardarsi attorno. Specie in questo periodo di crisi turistica che si porta dietro un po’ tutti gli altri settori dell’economia locale. Un investimento importante potrebbe forse funzionare a Tahiti dove tutto sommato girano più soldi e dove si potrebbe avere una clientela più numerosa, ma non di questi tempi. Nelle isole, con i prezzi più cari e la minore popolazione la vedo dura per un’ipotetica attività rientrare nelle spese. In più bisogna sapere che praticamente c’è già tutto quel che serve e, oggi come oggi, addirittura più di quel che serve.
L’Hilton Tahiti ha chiuso, l’Air Moorea presto chiuderà e c’è sempre meno lavoro. Quindi, per ritornare all’inizio del paragrafo, l’idea di fondo deve essere quella di tramutare i soldi risparmiati in Italia in esperienze, emozioni e amicizie polinesiane (che non hanno prezzo) sulla via dell’insediamento, poi piano piano qualcosa si trova. In fondo stiamo cercando di cambiare vita no? - Per coloro che abbiano frainteso il trasferirsi qui con l’andare a vivere in perenne vacanza, un fatto, che si ignora spesso, è che senza soldi si rischia di restare “bloccati” sulla propria (piccolissima) isola: i voli tra isola e isola non sono proprio economici e poi una volta arrivati bisogna pagarsi il soggiorno, a meno che non si conoscano bene i locali che potrebbero ospitarvi e/o accompagnarvi. Col tempo si rischia quindi di cadere nella routine, sia pure una routine tropicale, specie qui a Tahiti.
Per fortuna lavoro solo 6-7 mesi l’anno e il resto del tempo sono alle Tuamotu con la ragazza, altrimenti vi dico che anche il paradiso potrebbe finire col diventare qualcosa di banale.
Per quanto riguarda il lavoro spesso si pensa: sono pronto a fare qualunque cosa e sicuramente ci sarà bisogno di qualcuno disposto a pulire anche l’ultimo dei bagni pubblici. In realtà non funziona così, tutti i lavori più “umili” sono già presi e a livello burocratico è difficile e sconveniente per un ipotetico datore di lavoro locale assumere stranieri sia pure europei. In fin dei conti la via migliore per trovare lavoro è quella legata alle catene di hotel. Tuttavia tutti gli italiani che conosco e che lavorano nel settore alberghiero erano già precedentemente noti a queste ultime e lavoravano per le stesse in altri paesi.
Non sono al corrente di facilitazioni burocratiche per chi vuole investire e creare impiego, rispetto all’Italia le tasse sono irrisorie questo si. Ad esempio un caro amico francese, residente da molto tempo, ha impiegato praticamente due anni per poter avere finalmente i permessi e aprire la sua piccola ditta. Si lo so, non è un quadro troppo positivo ma purtroppo la situazione attuale è questa.
Io ho avuto molta fortuna, ma non una fortuna così, piovuta dal cielo. L’ho inseguita con tutte le energie e quando l’ho intravista, l’ho afferrata con le unghie e coi denti e me la sono tenuta stretta. Ricordo ancora il mio zaino appeso al letto a castello del dormitorio della pensione di famiglia, la mia prima casa nel Pacifico, e le giornate in autostop per arrivare dall’altra parte dell’isola coi curriculum nella busta di plastica, le lunghe marce perché a volte non passava nessuno (a Moorea la più lunga, da Maharepa a Papetoai, per la festa dell’autonomia) e i primi contatti, le prime speranze, le prime telefonate, tante storie che meriterebbero un libro per essere tutte raccontate.
Che avventura! Questa è la Polinesia! È così che deve restare per il bene di tutti noi sognatori.
Nana
 

 

OVVIAMENTE CONCORDIAMO!

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